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Metti tre giorni a Venezia, tra spritz e prosecco

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Venezia e Vienna si sono battute la finale nella scelta tra le città dove poter andare tre giorni. Vienna a dire il vero era in netto vantaggio ma alla fine ha vinto l’Italia. Ero già stata a Venezia due volte: una volta in gita in terza media e una volta durante il Carnevale ed entrambe le volte non l’avevo amata. Non mi aveva detto molto.

Sarà che questa volta avevo talmente tanta voglia di Italia e talmente tanta voglia di staccare dalla routine quotidiana che sono stata travolta dall’entusiasmo appena ho messo piede all’aeroporto Marco Polo. Considerando che le mie partenze di solito sono da Schönefeld che rientra nella classifica degli aeroporti peggiori, ecco che trovarsi in quello veneto sembra di stare al luna park. Ma magari di aeroporti parleremo un’altra volta.

Dagli aeroporti comunque mi è capitato di prendere pullman, taxi, treni, metro ma di prendere un vaporetto questo no, non mi era mai capitato.

Eccoci dopo una trentina di minuti sulla terra ferma, io e lui in una delle città più romantiche al mondo. Il tempo di lasciare la borsa in camera e siamo già in giro. Senza una meta precisa come è giusto che sia.

Avevo letto che Venezia è particolarmente fotogenica ma non credevo così tanto. Ha degli scorci incantevoli, ti rapisce nei suoi calli ed è un continuo fermarsi a fotografare.

Ho trovato che avessero un gran fascino anche Piazza San Marco, il ponte di Rialto e il ponte dei sospiri che sono i luoghi turistici per eccellenza e che di solito salto proprio per questo motivo (a Parigi ho saltato la Tour Eiffel per intenderci, così come a Barcellona la Sagrada Familia).

venezia piazza san marco

venezia

E poi, proseguendo il tour turistico, non si può non fare un giro alla libreria “Acqua alta” dove ci sono i gatti a stiracchiarsi sulle pigne di libri. Per riuscire a trovare il libro che si cerca bisognerebbe passarci dentro una giornata intera ma avendo solo tre giorni a disposizione ci dobbiamo accontentare di un giro veloce. Ma ne vale comunque la pena e ad ogni modo non hanno i libri di Labranca introvabili che ci mancano da leggere. E se non li trovo qui allora temo che siano davvero introvabili.

venezia libreria

venezia libri

Poi arriva l’ora dell’aperitivo non si può non fermarsi a bere uno spritz o un prosecchino, che poi diventano due e molto probabilmente tre. Perchè sì, parti con lo spritz, poi provi il prosecco dry, poi quello col fondo e termini con un bicchiere di verdiso. Che poi sono già quattro e non tre.

Oltre al prosecco bisogna però pensare alla cultura. Così una delle tre giornate è stata  dunque dedicata alla Biennale. Il titolo di quest’anno è “Viva arte viva” ma io preferisco intitolare “Lasciate ogni speranza (di capire), voi ch’ intrate“. Sarò sincera: a me la Biennale non è piaciuta perchè non l’ho capita. Va bene che non sono un’appasionata di arte e ho studiato tutt’altro ma non mi reputo una stupida. Ebbene, la Biennale è riuscita a farmi sentire molto peggio di una stupida.

Mi sono anche applicata, ho provato padiglione dopo padiglione a trovare un senso e soprattutto un nesso logico a tutto ciò che stavo vedendo ma niente, non ci sono riuscita.

Troppe installazioni, troppa voglia di sorprendere il visitatore piuttosto che guidarlo in un viaggio artistico.

Così, in preda allo sconforto, ho acquistato il libro “L’arte nel cesso”.

E il cibo? vi chiederete… beh col cibo non siamo stati molto fortunati. Ho letto la guida su dove mangiare vegan a Venezia nel blog di Martina, che potete trovare  qui

Siamo riusciti a provare due locali, “Le spighe” che è vegetariano e vegano e “Oriental experience”, buoni ma nulla di che. Il take away Camoma era chiuso per un mese e nei pressi del ponte di Rialto ci siamo accontentati di una porzione xl di patatine. Dunque rispetto ai viaggi culinari che di solito facciamo, a Venezia ho apprezzato ben altri aspetti.

piatto spighe

Per concludere a Venezia ho camminato (tanto e l’ultimo giorno abbiamo toccato i 33 km), fotografato, bevuto prosecco a volontà e mangiato poco ma sono ritornata alla quotidianità ricaricata. Penso ci tornerò di nuovo volentieri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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